Cercando di dare un senso alla mia fotografia.

Sono quasi trenta giorni che, non potendo uscire di casa, la mia ossessione per la fotografia mi porta a guardare e riguardare il catalogo di lightroom che (erroneamente) mantengo unico dal 2016 ad oggi, cercando disperatamente capolavori (si fa per dire) più o meno riusciti sfuggiti al mio occhio, all'epoca stupido (ora non lo so).

E così, guardando guardando, si inizia per forza di cose a cercare di tirare qualche somma, di mettere qualche punto: sono riuscito, in circa 10 anni che faccio fotografia, da ultimo anche a livello professionale, a creare uno stile mio? qualcosa che faccia riconoscere le mie foto anche senza bisogno di una (orribile, vi prego) firma o filigrana?

Soprattutto, dove voglio andare? cosa voglio farne della mia fotografia, cosa voglio dire con questo strano medium che mi accompagna ovunque vado?

Un po troppe domande da affrontare tutte assieme, fatto sta che una cosa è prepotentemente chiara se si guarda il catalogo delle mie fotografie fuori dal lavoro, oltre quei ritratti che tanto servono a fare portfolio, quando si arriva alla mia fotografia di viaggio, di strada: io fotografo quasi sempre persone di spalle. E che cosa strana questa, ma perchè lo faccio? questa è diventata subito la domanda più interessante di questa quarantena, perchè da sempre mi accompagna. Ho sempre pensato che la risposta fosse la mia timidezza, ma la verità è che ho una faccia di **** ultimamente, e soprattutto non si può essere timidi per sempre, deve esserci un'altra spiegazione. Credo che il motivo vada cercato più in profondità, qualcuno diceva che quando fai una fotografia ci metti tutto te stesso dentro, la tua personalità, le tue esperienze. E a me non è mai piaciuto arrivare alla fine di niente, non arrivo alla fine dei libri, non guardo la fine dei film, salto sempre il finale di stagione delle serie tv, salto da un brano all'altro su spotify a quasi 30 secondi dalla fine. Non riesco proprio a farmi piacere l'idea di mettere un punto. E probabilmente è per questo che continuo a scattare fotografie alle schiene delle persone, perchè guardarle in faccia significherebbe mettere un punto a quelle storie che cerco di raccontare, dare un volto e un nome ad una situazione (privacy a parte, non è questo il nodo del discorso). Il punto è che non deve esserci alcun punto, una figura indefinita, una schiena, una shilouette, lascia aperto un mondo intero di possibilità, permette a chi osserva di continuare la sua storia, allontana il finale da me, non mi consente di guardarlo, o di conoscerlo.

E forse è un po questo il senso di tutta la mia ossessione per la fotografia, del mio vivere costantemente con qualche macchina addosso, una estrema affezione al momento, un'incapacità troppo marcata di separarmi dalle cose, quella voglia di tenere tutto con me, per sempre, senza un punto, senza una fine. E forse è per questo che è così bello tuffarsi in mezzo a quelle fotografie, e ogni volta immaginarsi una storia diversa, un prologo per qualcosa di nuovo, che deve ancora arrivare... E forse è per questo che questa quarantena fa così male, che questo punto (punto e virgola magari) forzato pesa troppo, con la sua imposta separazione dal mondo, a qualcuno che dal mondo non sa proprio separarvisi.


Parlo troppo, lo so. Grazie a chi è arrivato fin qui.



Emilio Badolati

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